Permessi di soggiorno, quando il ritardo della PA diventa un problema collettivo

Con questo articolo apriamo una rubrica di approfondimento che si propone di raccontare come le procedure amministrative dell’immigrazione, ufficialmente pensate per consentire l’esercizio dei diritti riconosciuti dalle leggi, nei fatti finiscano spesso per produrre l’esatto contrario. Nei prossimi articoli daremo voce a chi questo sistema lo attraversa in prima persona, con storie e testimonianze dirette.

Aspettare un anno per il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno rispetto ai 30 o 90 giorni di legge non significa soltanto attendere un documento, ma vivere una vita fatta di ulteriori ostacoli, attese e rinvii, costantemente soggetti alla diffidenza del contesto sociale. Significa trovarsi ogni giorno a dover persuadere gli altri di essere in regola e che il ritardo nel rilascio del permesso non dipenda da loro, ma dalla PA.

Quando va bene, tutto si risolve in perdite inenarrabili di tempo, file interminabili e rinvii da un ufficio all’altro, con permessi di lavoro, ferie o giornate di scuola sprecate. Quando va male assistiamo a vite travolte da una burocrazia che con violenza inaudita spazza via vissuti, impatta in modo drammatico sulla vita quotidiana e sulla salute mentale e fisica di persone per bene, in alcuni casi provocando scivolamenti verso la marginalizzazione sociale.

1,8 milioni
di persone in Italia con un permesso di soggiorno in prossimità della scadenza.

È da questa situazione che nasce l’iniziativa promossa da ASGI, Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, nei territori di Ravenna, Bologna e Modena. L’associazione sta utilizzando lo strumento della class action pubblica per intervenire sui ritardi sistematici che interessano le procedure amministrative relative ai cittadini stranieri.

La class action pubblica, disciplinata dal decreto legislativo 198 del 20091, ha infatti una caratteristica importante: non nasce per tutelare un singolo caso, ma per intervenire quando il problema riguarda il funzionamento complessivo di un’amministrazione e coinvolge una pluralità di persone che si trovano nella stessa situazione. ASGI stessa indica questo strumento come particolarmente utile nei casi in cui ritardi gravi e sistematici impediscono alle persone di esercitare pienamente i propri diritti.

A raccontare a Parola Aperta quanto accaduto sul territorio ravennate è l’avvocata Valeria Perini

“Nella primavera del 2026 sono state raccolte 37 documentazioni di persone in attesa del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno con ritardi superiori ai 6 mesi. Le situazioni raccolte hanno confermato un problema che non è riconducibile a singoli ritardi, ma assume i caratteri di una difficoltà diffusa. È seguita una diffida ad adempiere nei confronti della Questura di Ravenna“, ci spiega la legale, socia Asgi.

La procedura prevista per la class action pubblica stabilisce che, una volta ricevuta la diffida, l’amministrazione abbia 90 giorni per mettere in atto gli interventi necessari. Qualora ciò non avvenga, è possibile rivolgersi al giudice amministrativo (TAR).

“A Ravenna non è stato necessario arrivare a quella fase.– conclude l’avv. Perini -. Nell’arco di circa una settimana dalla diffida tutte le posizioni segnalate hanno ricevuto una risposta positiva e sono state risolte. Un risultato concreto per le persone direttamente coinvolte”. L’esito assume un significato più ampio per l’avvocata: “Significa che, volendo, molte di queste difficoltà tecniche e organizzative possono essere superate facilmente”.

I ritardi riguardano migliaia di cittadini regolarmente soggiornanti nel territorio ravennate e preoccupa che il cittadino debba intraprendere un contenzioso con la Pubblica Amministrazione per avere ciò che gli spetta nei tempi previsti dalla normativa.

L’iniziativa di ASGI è stata inoltre diffusa all’interno delle varie comunità della diaspora migrante presenti sul territorio ravennate.

Un passaggio importante perché molti ritardi rischiano di rimanere invisibili: vengono affrontati individualmente, aspettando, chiedendo informazioni agli uffici o cercando soluzioni informali. Mettere in relazione esperienze simili consente invece di capire quando il problema non riguarda più una singola pratica, ma assume una dimensione collettiva.

Ed è proprio su questa capacità di trasformare le esperienze individuali in un’azione comune che si concentra anche TIKASE, progetto di ASGI nato per promuovere azioni collettive contro violazioni dei diritti delle persone migranti e rafforzare la capacità della società civile di intervenire attraverso gli strumenti del diritto.

L’esperienza ravennate non si conclude con le pratiche risolte in primavera. ASGI ha proseguito a settembre con una nuova raccolta di situazioni problematiche, con il supporto del progetto TIKASE e degli avvocati coinvolti nell’iniziativa. L’obiettivo sarà ancora una volta individuare e supportare persone che stanno subendo ritardi significativi nel rilascio o nel rinnovo del proprio titolo di soggiorno.

Perché anche di fronte alla pubblica amministrazione, un ritardo sistematico non deve essere necessariamente accettato come qualcosa di inevitabile. Sapere di non essere soli può essere il primo passo per trasformare un disservizio in una richiesta collettiva di diritti.

  1. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2009-12-20;198!vig=2026-09-08 ↩︎