Scritture di frontiera
Saba Anglana parla del libro La signora Meraviglia

9 aprile, ore 17:30 – Sala Muratori della Biblioteca Classense, via Alfredo Baccarini 3
Modera Matteo Cavezzali

Saba Anglana è nata nel 1970 a Mogadiscio, in Somalia, da padre italiano e da madre etiope. È cantante, attrice e scrittrice. Ha vissuto in Somalia fino all’età di cinque anni, quando, nel 1975, il regime di Mohamed Siad Barre, sospettando la sua famiglia di spionaggio, li costringe ad abbandonare il paese e a riparare in Italia, a Roma. Si è laureata all’Università la Sapienza in Storia dell’Arte. I suoi album musicali, distribuiti in più di 60 paesi, compongono idealmente il suo albero genealogico, tra Italia e Africa Orientale. Nei suoi concerti, la musica si mescola alla narrazione, a memorie singolari e collettive, e persino alla riflessione sul significato delle parole, creando un’esperienza immersiva e densa di significato. Come autrice, tra i diversi lavori, ha portato in scena il suo monologo teatrale Mogadishow e lo spettacolo musicale Abebech – Fiore che sboccia. Storia di identità, preghiera e guarigione. Saba Anglana è un’artista poliedrica, narratrice di storie intrecciate tra mondi, ha saputo trasformare la sua identità cosmopolita in un’arte che fonde linguaggi e culture. Nel 2007 è uscito un suo racconto nella serie Made in Italy, sul quotidiano Il Manifesto. Nel 2024 il suo esordio letterario,La signora Meraviglia, per la casa editrice Sellerio.

La signora Meraviglia
Un uomo insegue una giovane, poco più di una bambina, che corre disperata per salvarsi la vita. Lui è somalo, lei etiope, si chiama Abebech, e verrà abbandonata in Somalia con una figlia e un vuoto incolmabile dentro di sé. Nel 1938 l’Africa Orientale Italiana è un regno coloniale, un nuovo impero nato da pochi anni. Molti decenni dopo, nel 2015 a Roma, Dighei è una signora etiope dal carattere ribelle. Ha bisogno di prendere la cittadinanza, il governo ha imposto nuove regole per gli stranieri, anche per chi è in Italia da quarant’anni insieme al resto della famiglia. La nipote Saba aiuta la zia a muoversi nella burocrazia di una città faticosa e contraddittoria: dipendenti comunali confusi, documenti impossibili da reperire, barriere di ogni tipo, situazioni talmente assurde da diventare comiche. Questo percorso frustrante alla ricerca della agognata signora Meraviglia – come in casa chiamano la cittadinanza italiana – si rivela decisivo per comprendere la natura di un turbamento che da nonna Abebech fino a Saba stessa ha infestato tutte loro. Un sentimento oscuro, un senso martellante e oppressivo di vuoto, forse un bisogno insoddisfatto di capire chi si è davvero, la paura raggelante di non essere niente e nulla.
Dal passato emerge la storia di una famiglia sin dall’inizio sradicata: Abebech giunge a Mogadiscio seguendo il caso e la necessità, e in ascolto dei presagi di un indovino. Qui conosce il suo futuro marito e finalmente, con i loro otto figli, sembra possibile una parvenza di felicità, di serenità familiare. Almeno fino a quando Abebech non inizia a scivolare in un abisso dove le parole e il senso della vita svaniscono. Forse è posseduta da uno spirito pericoloso e inquietante, che solo una donna può aiutarla ad affrontare. Questa donna ha un nome che tornerà molti anni dopo: Wezero Dinkinesh, letteralmente signora Meraviglia.